sabato 15 febbraio 2014
Philomena, di Stephen Frears (2013)
sabato 20 agosto 2011
Fabbricare poesie
Perché fabbricare poesie invece di ricorrere alla spontanea immediatezza della prosa?
Sembrerà incoerente, ma il ricorso ai versi è paradossalmente dattato dal pudore: la prosa ti espone senza mediazioni e diaframmi; la poesia si frappone con la sua costruzione artificiosa e ti consente di parlare senza ostentazioni dirette.
Chi scrive versi svia in qualche modo l’attenzione del lettore dall’autore al contenuto e tenta di farsi dimenticare: e questo vale, sempre paradossalmente, perfino per la poesia più banalmente intimista: il poeta dolente si lagna e pone la sua privata esasperazione al centro dell’universo ma - con la smaccata pretenziosità della finzione poetica - si affanna a indagare le ragioni incomprensibili della sofferenza in generale e mostra di voler scavare nel suo disagio per capire il disagio universale.
giovedì 14 luglio 2011
Oltreonda
Alice Munro, Post and beam in Nemico, amico, amante.
... Anche la nonna di una mia amica si indisponeva se qualcuno spegneva il televisore durante il telegiornale. Diceva che era segno di cattiva educazione spegnere così e interrompere uno che stava ancora parlando.
venerdì 9 luglio 2010
Dove stare
Volevi una torta: ecco la torta. Volevi un vestito nuovo: ecco il vestito nuovo. Volevi un gioco, i riccioli biondi, il papà bello e importante, la mamma più buona: ecco fatto.
Volevi il cielo sereno, la pioggia con l'arcobaleno, la neve soffice e non troppo fredda: ecco il sole, l'arcobaleno, la neve per fare pupazzi.
Ma chissà perchè - mi diceva la vecchia bambina - quelli che capitavano da quelle parti si fermavano poco.
Arrivavano, esprimevano due o tre desideri, poi ancora due o tre, si sfogavano a sfornare desideri per qualche giorno, poi si guardavano in giro e desideravano essere da un'altra parte.
Ed ecco, si trovavano da un'altra parte, ovunque, dove i desideri restano desideri.
domenica 6 giugno 2010
Rigurgiti
Quello che sembra disorientamento esistenziale è in realtà una frantumazione metafisica; la transizione è un transito; il declino è un agonia.
L'amorfa indifferenza nasce dalla netta percezione che è calato un diaframma; l'inettitudine sociale, la rassegnazione, il senso di estraneità sono la reazione incontrollabile ed inevitabile alla espulsione.
L'utopia della palingenesi varrà per altri: quella a cui assistiamo è una degenesi.
Se verranno altri tempi, come si dice, saranno altri tempi; cioè tempi di altri.
martedì 30 marzo 2010
Il giorno dopo le elezioni
non vale la pena nutrir desideri.
mercoledì 3 marzo 2010
Risposte e domande (commento al commento del 28 febbraio di Anonimo)
Aggiungo comunque un ringraziamento al mio "Anonimo" commentatore e gli sono grato delle sue considerazioni che mi aiutano … a restare nella mia insanabile incertezza.
Non apro su di esse una discussione, anche perché - a ben vedere - il lungo commento in forma di meditazione si avvolge su se stesso e contiene in sé tutte le contraddizioni necessarie (e in questo sta il suo pregio ed il suo valore).
Mi spiego accennando a qualche esempio di questa eccellente incoerenza e ponendo qualche domanda.
1. Perché la scrittura viene considerata da Anonimo una “parentesi” e la terapia invece si connota come una “via d’uscita”? Che differenza “scientifica” può esserci fra la sua affermazione e quella opposta? Sono meno credibile se sostengo che la seduta psicanalitica è una parentesi reiterata e che la poesia invece aiuta a capire? Che differenza c’è fra i due modi di “guardarsi dentro”? Non dice forse il poeta (che sarei io):
Aprono sentieri le parole2. La terapia, dice Anonimo, indaga le “cause remote”. Questo significa che la poesia indaga le cause “prossime”? Vogliamo stabilire gerarchie fra le cause? Le cause remote sono più dannose? quelle prossime sono acqua fresca? Ne vogliamo fare una questione di distanza, di potenza di fuoco, di mira? di micro o macro? di zoom? O pensiamo forse, da non liberi muratori, che le cause remote siano fondamenta e quelle prossime invece siano superfetazioni secondarie e trascurabili? …
nell’intricata mente.
Se spiego quel che ho dentro,
un poco lo decifro anche per me.
Se la racconto, l'ansia si sgroviglia.
E l'universo mio confuso
in quel che dico prende consistenza.
3. Anonimo parla di “consapevolezza redentrice”. Io mi chiedo innanzitutto: capire significa forse risolvere? come se si trattasse di un problema di geometria? E se così anche fosse, il capire-risolvere con l’analisi vale più del capire-risolvere in altri modi? Ma questa benedetta capacità di cognizione, ammesso che serva, non percorre forse le strade più disparate, segnate dagli “stili emotivi" di ciascuno di noi, analogamente a quanto sostengono gli psicologi dell’apprendimento quando parlano di "stili cognitivi"?... Che senso ha giudicare gli strumenti e classificarli e distinguerli fra rozzi e sofisticati, efficaci e fuorvianti, scientifici e falsi? …
4. E poi, e poi,… Cosa c’è di eretico nel sostenere che ognuno indaga come vuole, quanto vuole, fin dove vuole? e che ognuno decide il livello di consapevolezza che gli aggrada? È immorale accontentarsi? sospendere le indagini? non voler sapere? non andare oltre? Nella ossessione di mettere tutto in chiaro, non c’è forse un po’ di presunzione, di sindrome di onnipotenza e di onniscienza? non c'è un po’ di quella arroganza intellettuale di chi crede di aver capovolto il mondo? un po’ di aristocratica e disperata volontà di distinguersi dalle “pecore matte”?...un po’ di immoralità?...). Sono così esecrabile io se mi diverto nel sostenere (e non sono solo, ma questo non conta) che la follia è in bel rifugio? sono così eccentrico se, storpiando il motto benedettino, proclamo “Beata ebetudo, sola beatitudo”?
5. Ed infine, vogliamo ancora rimenarla con le distinzioni fra scienza e fede? Andiamo a cercare la fede nei numeri dopo averla persa nei dogmi? L’atteggiamento di fondo fra religiosi e laici non vi sembra un po’ troppo gemello? Il bisogno di dio, non assomiglia pericolosamente al bisogno di negarlo? A me pare che i credenti che vogliono spiegare tutto con la fede siano troppo vicini - come una immagine riflessa e asimmetrica - agli indagatori che vogliono capire tutto in altri modi: stessa inquietudine, stessa foga, stessa insoddisfazione, stesse tensioni, stesso senso di impotenza.
Per quanto mi riguarda, mi iscrivo al club degli “Indifferenti Universali” e trovo patetico, quasi ridicolo - con rispetto parlando - questa ansia di “comprensione” dell’universo.
È l’universo, casomai, che comprende noi.
Stop.
“Siate contenti, umana gente, al quia”. (Dante, Divina Commedia, Pur. III, 37).
martedì 23 febbraio 2010
La parola terapeutica
Stesse fragilità: stessa fede.
Sed tantum dic verbum, et sanabitur anima mea.
venerdì 5 febbraio 2010
Scrittura
Rivelazione quando si scrive per raccontarsi esplicitamente; maschera quando si scrive d'altro.
Ma – paradossalmente – la scrittura-rivelazione è spesso una maschera (perchè quando ci si racconta è istintivo trasfigurarsi, cercando di offrire di sé un immagine idealizzata o, perlomeno, di mostrare il lato migliore); mentre la scrittura-maschera (la poesia, soprattutto) è – a ben vedere – rivelazione, svelazione: la maschera che ci scegliamo infatti dice di noi più di quanto non dica la faccia dietro cui ci presentiamo (e nascondiamo) ogni giorno.
giovedì 14 maggio 2009
Pensionato
Tutti ritrovano l'unanimità nella inevitabile cospirazione che li coagula attorno al problema del regalo di commiato e della connessa cerimonia di addio; la colletta semiclandestina assume i valori e le movenze di un rito: la somma che ognuno versa, con diversa spontaneità, assume lo stesso valore simbolico dell'obolo di Caronte, la moneta che si infilava in bocca ai defunti e serviva per pagare il traghetto sull'Acheronte.
Non trovano con te argomenti di conversazione: se devono intrattenerti, ti chiedono con artificiosa cortesia come occuperai il tuo tempo, ma il più delle volte non aspettano la risposta ed ascoltano i tuoi vaghi progetti con l'espressione golosa di chi saprebbe – lui sì – come impiegare il tempo libero.
Oggi, a ragion veduta, saprei cosa rispondere per non deludere la curiosità di chi mi chiede del “dopo”, e alla domanda di circostanza il mio occasionale e sempre frettoloso interlocutore saprei offrire risposte precise, articolate e documentate.
Ecco dunque come passo, con minime variazioni, le mie giornate da pensionato.
Mi alzo ogni mattina alla stessa ora per non abbandonarmi all'inedia e al graduale degrado psico-fisico; curo l'igiene personale ascoltando i notiziari del mattino per non perdere il contatto con la realtà; mi preoccupo della corretta alimentazione della prima colazione (yogurt, cereali, frutta) per l'equilibrato apporto nutrizionale.
Ogni mattina mi reco nel parco sotto casa: ci vado con due o tre libri, qualche rivista e un fascio di
quotidiani (non necessariamente freschi) per dare a tutti, soprattutto alle signore di passaggio, l'impressione di essere un distinto signore acculturato, sensibile e aggiornato; passeggio osservando passeri, merli, piccioni, ma soprattutto studio con curiosità etologica i patiti della corsa che si allenano, le ragazze obese che vogliono perdere peso, gli anziani affetti da demenza senile accompagnati dalle badanti, i ciclisti dal fiato corto, i pakistani nullafacenti, gli studenti che fuggono dalle verifiche, i disoccupati che ammazzano il tempo; esercito la mia opera educativa rimproverando i bambini che gettano le carte per terra e i ragazzi che non rispettano i giochi pubblici; fisso con disapprovazione i giovanotti che dicono parolacce, si spintonano come arieti in calore, lasciano in giro le lattine di birra e non rispettano il verde; offro consigli alle mamme ansiose che iperproteggono i figli sulle altalene, a quelle permissive che si lasciano torturare dai capricci, a quelle eccessivamente severe che sbraitano ed usano le mani; invito i padroni dei cani a raccoglierne le deiezioni.
Curo personalmente la spesa quotidiana visitando i diversi supermercati della zona per confrontare i prezzi; cerco le iniziative promozionali, le vendite scontate, i prodotti con gadget, i tre per due.
Lungo i tragitti studio la successione degli esercizi commerciali ed i loro eventuali avvicendamenti, tengo monitorate le insegne e le targhe degli studi professionali; osservo e misuro il flusso pedonale tentando di distinguere i residenti dai passanti occasionali, gli sfaccendati da quelli che si muovono con una meta ed uno scopo, i nullatenenti dai potenziali acquirenti di beni voluttuari; e così mi aggiorno sull'evoluzione delle professioni e della arti, sulla scomparsa di negozi e di mestieri, sull'affacciarsi di nuove attività, sulle dimensioni del terziario, sulle regole della concorrenza, sulle prospettive del mercato, sulle crisi di settore, sui gusti dominanti e sull'evoluzione della mode, sugli sviluppi della tecnologia, sull'andamento dei prezzi; mi faccio un'idea documentata sul processo economico generale, sul mondo del lavoro, sulle dinamiche della domanda e dell'offerta, sulla trasformazione dei metodi di produzione e sull'avanzamento dei sistemi di distribuzioni di beni; analizzo e valuto la creatività espositiva delle vetrine e la capacità di marketing dei negozianti.
Sbircio con una certa sistematicità nei cantieri per monitorare l'incremento del settore edilizio, la tipologia delle costruzioni, la qualità dei progetti, l'organizzazione e la progressione dei lavori, le macchine e i materiali utilizzati, la manodopera impiegata, la presenza di maestranze qualificate e di lavoratori stranieri, il rispetto delle norme di sicurezza.
Sulla strada osservo il flusso del traffico e controllo il rispetto delle regole della circolazione, valuto l'adeguatezza della segnaletica, la condizione del fondo stradale, lo stato di manutenzione dei tombini e dei marciapiedi, la presenza di cestini portarifiuti, il livello di pulizia dei marciapiedi; non mi trattengo dal ricordare ai passanti frettolosi il rispetto dei semafori, testo l'educazione degli automobilisti con attraversamenti repentini sulle strisce pedonali, richiamo, anche solo a gesti, l'obbligo del casco ai motociclisti che ne sono sprovvisti.
In casa, dopo aver studiato le modalità di esecuzione delle diverse incombenze ruotinarie, predispongo mansionari strutturati organizzati secondo criteri di priorità; stabilisco promemoria esaustivi per lavori da fare con cadenza quotidiana, settimanale, mensile, stagionale, annuale; invito al risparmio energetico offrendo gli opportuni consigli nell'uso razionale degli elettrodomestici; curo con assiduità e organizzo con rigore la raccolta differenziata dei rifiuti.
Nei pomeriggi frequento a rotazione varie biblioteche intrattenendomi a studiare la dotazione libraria e la disposizione dei testi, l'ordine e la collocazione delle collane, la recettività e il comfort della sala di lettura e consultazione, l'entità dell'afflusso e la tipologia dei frequentatori, lo strato di polvere sugli scaffali e le condizioni igieniche dei servizi, la dotazione di giornali e riviste.
Nel secondo pomeriggio di solito mi affaccio a mostre, vernissages, esposizioni; mi faccio vedere alle conferenze, ai convegni, alle rassegne teatrali e cinematografiche con l'assiduità che basta per essere notato e salutare il solito giro dei frequentatori.
Progetto di iscrivermi ad un breve corso di nuoto (nel periodo estivo) e ad uno altrettanto breve di ginnastica dolce (nel periodo invernale) organizzati dalla Circoscrizione; ma nel frattempo vado, sia pur saltuariamente, ad assistere a qualche gara di bocce nel bocciodromo comunale.
Un giorno alla settimana, seguendo una successione casuale, visito i diversi reparti di un immenso megastore di bricolage e faidate: nel settore dei materiali per l'edilizia elaboro progetti di ristrutturazione, di ripavimentazione, di decorazione muraria; in quello di idraulica produco idee di rifacimento del bagno con sostituzione di sanitari, rubinetterie, specchi, mobiletti, scarpiere, mensole e luci; nel reparto di elettricità prendo appunti per rivoluzionare il sistema di illuminazione di tutto l'appartamento con lampade a basso consumo energetico, appliques e faretti, punti di luce che esaltano l'arredamento, centraline di controllo; nel reparto di falegnameria sogno l'allestimento di un laboratorio fornito di tutti gli strumenti tradizionali per la lavorazione del legno (bancone, morsa, sega, pialla, scalpelli e martelli) e di tutte le macchine moderne, compresa la fresa e il tornio, la sega circolare e le presse, i trapani ed i compressori; nel reparto ferramenta ed utensileria individuo la fornitura essenziale per una piccola ma completa officina meccanica dotata della serie completa di tutti i cacciavite, a taglio e a stella, di tutte le chiavi inglesi, diritte e a pipa, dei martelli, delle pinze, dei seghetti, delle brugole; nel reparto delle decorazioni cerco la degna cornice per delle opere pittoriche o grafiche da me pensate ma non ancora eseguite, apro la fantasia a progetti artistici contemplando i tubetti di colore ad olio e le tavolozze, i pennelli di diverse misure e i solventi, i cavalletti e le tele bianche che invitano alla creatività.
Passeggiando per le strade della città mi soffermo a studiare le vetrine e con qualche pretesto entro nei negozi e nelle botteghe artigiane: visito i negozi di animali dove ogni volta ritrovo con meraviglia criceti e serpenti, gatti e tartarughe, cavie e pesci esotici, iguana e ragni, insetti stecco ed ermellini; mi incanto davanti alle vetrine dei negozi di caccia e pesca piene di armi strane, di accessori per l'abbigliamento da esploratori, di esche artificiali e strumenti di richiamo per uccelli; guardo con una certa tentazione le serie infinite di coltelli, coltellini e coltellacci, di asce e machete, di pugnali; mi intrufolo nei bazar cinesi pieni di chincaglierie per curiosare fra improbabili attrezzi per pelare l'aglio o estirpare calli, fra tastiere flosce che si arrotolano e quadri retroilluminati e animati.
…………………………………. (segue)